| "Viaggio
a ritroso"
Era
molto stanco Non era né marinaio né re. Volle
chiudere col passato. La
leggera brezza di grecale si scontrò col caldo vento di scirocco. Era
un uomo di grande bellezza e saggezza Scivolò dolcemente sulle maree dei ricordi e violente speranze Solo
nel gran caldo della sua memoria nell'immenso del mare e del cielo. Città
abbandonate da sindaci invadenti, di cupole crollate e barocchi dimenticati,
di arabi mercati di droghe ed essenze, di Normanni, di antiche cantilene. Solo.
Il mare nero pece, le gialle vele e le correnti lo trasportavano lentamente
verso l'alba di un nuovo giorno ascoltando il silenzioso e dolce dialogo
tra il cielo e il mare. Si
ricordò delle bianche case, di afosi e torridi merigli d'Agosto Si ricordò degli antichi canti di rabbia e di speranza dei veri poveri provenienti dalle aride campagne addomesticate e selvagge e del giallo verde zolfo di antiche miniere e del bianco irritante delle saline. «Paesaggio strano» ricordava, fatto di terra e sangue, di campieri e contadini, del grigio ferro delle Sciare, il nero carbone dei campi bruciati, di ricchi latifondi e miseri tuguri, di carabinieri a cavallo e nordici prefetti, di briganti nobili e nobili briganti, di enormi masserie. Di grandi migrazioni e famiglie spezzate. Spruzzi
sottili di onde, lo destarono dal suo assopimento. Era
un giorno qualsiasi, scrutò il terso orizzonte, percepì
confusamente la forma: Aveva trovato la sua isola. Salvo Manuli |
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