"Viaggio a ritroso"

Era molto stanco
Si decise, andò finalmente via.

Non era né marinaio né re.

Volle chiudere col passato.
Non si voltò neanche quando il suo piccolo vascello rosso con le vele gialle si allontanò...

La leggera brezza di grecale si scontrò col caldo vento di scirocco.
Le sue piccole vele li accolsero lentamente, soddisfatte.

Era un uomo di grande bellezza e saggezza
Una giornata splendida lo accolse
Il blu cobalto da infinite sfumature lo assorbì.
Gelidi riflessi argentati di antichi specchi e ovatte sospese bianche nuvole d'idrogeno lo resero finalmente invisibile all'orizzonte.
Solo finalmente solo.

Scivolò dolcemente sulle maree dei ricordi e violente speranze

Solo nel gran caldo della sua memoria nell'immenso del mare e del cielo.
Il sole accecante lo accolse chiuse gli occhi e riaprì le occulte stanze dei suoi ricordi.

Città abbandonate da sindaci invadenti, di cupole crollate e barocchi dimenticati, di arabi mercati di droghe ed essenze, di Normanni, di antiche cantilene.
Di venditori occasionali, di colori, di fragranze, olii fritti e vaniglia, zuccheri bruciati e mandorle amare.

Solo. Il mare nero pece, le gialle vele e le correnti lo trasportavano lentamente verso l'alba di un nuovo giorno ascoltando il silenzioso e dolce dialogo tra il cielo e il mare.
Continuò a rassettare il suo bagaglio irreale.

Si ricordò delle bianche case, di afosi e torridi merigli d'Agosto
Del bianco polvere delle trazzere della sua infanzia.
Dei candidi panni stesi ai vecchi rugginosi balconi, delle lussureggianti piante fiorite, delle fresche fonti.
Del giallo tufo delle chiese, del giallo accecante degli arenili.

Si ricordò degli antichi canti di rabbia e di speranza dei veri poveri provenienti dalle aride campagne addomesticate e selvagge e del giallo verde zolfo di antiche miniere e del bianco irritante delle saline.

«Paesaggio strano» ricordava, fatto di terra e sangue, di campieri e contadini, del grigio ferro delle Sciare, il nero carbone dei campi bruciati, di ricchi latifondi e miseri tuguri, di carabinieri a cavallo e nordici prefetti, di briganti nobili e nobili briganti, di enormi masserie.

Di grandi migrazioni e famiglie spezzate.

Spruzzi sottili di onde, lo destarono dal suo assopimento.
Le mani, il viso, coperti da leggera salsedine.
Le sue narici fiutavano qualcosa di diverso e inebriante, fece uno sforzo si rialzò.

Era un giorno qualsiasi, scrutò il terso orizzonte, percepì confusamente la forma: Aveva trovato la sua isola.
La volle chiamare come la sua scomparsa e adorata figlia:
Sicilia.
Fondò una città nuova e splendente, le diede il suo nome:
Palermo

Salvo Manuli